La
Cappella fatta costruire dalla Fondatrice Madre Annunciata Cocchetti. I lavori iniziarono il 1852 con la benedizione della prima pietra fatta da Don Gregorio Valgolio parroco di Cemmo.
La
Cappella fu inaugurata nel 1854 e dedicata a S. Dorotea e S. Angela come si legge sul timpano esterno.
La Pala
dell'altare è di Antonio Guadagnini, pittore camuno, presente con più opere nel
Duomo di Rovato. M. Annunciata a lui commissionò il quadro esprimendogli i suoi
desideri per-
ché l'esecuzione risultasse allo stesso tempo devota ed artistica.
Vi è rappresentata
la Madonna
che tiene sulle ginocchia il Bambin Gesù nell'atto di porre la corona di rose
sul capo di S. Dorotea, mentre
la
Vergine stende la sua mano verso S. Angela Merici che le sta
accanto in piedi sul lato destro.
Sullo sfondo a sinistra, dietro S. Dorotea, si scorgono due
sorelle,Crista e Callista, apostate, riportate alla fede ed al martirio da S.
Dorotea. Ai lati del Presbiterio vi sono due nicchie per le statue di S. Angela
Merici a destra e S. Chiara a sinistra. S. Angela è una santa bresciana che si è dedicata all'educazione delle ragazze.
S. Chiara è colei che con l'Eucarestia ha allontanato i Saraceni.
Sul lato destro della Cappella
la Madre Annunciata
nel 1858 fece costruire una nicchia per accogliere la statua della Vergine
Immacolata, nel 1854
la Chiesa
aveva dichiarato il dogma dell'Immacolata Concezione. In occasione del centenario dell'Istituto 1942 viene dipinta
la volta con i simboli cristologia al centro, nelle quattro vele sono rappresentate
le tre virtù teologali: fede speranza e carità e la preghiera indispensabile
alla vita teologale.
La cappella nel 1955 viene ristrutturata ed è in
quell'occasione che le colonne e gli ingressi vengono ricoperti di marmo e così
anche la parte bassa delle pareti. In quell'occasione viene commissionata
la Via Crucis a Giovanni
Trainini.
In una visita pastorale del 1879 il Vescovo Girolamo Verzeri
chiede alla Madre Annunciata di costruire due stanze all'ingresso della Casa una
a destra come portineria e una a sinistra prima della Cappella
La stanzetta a sinistra dell'ingresso diventa un luogo di
preghiera quando nel 1951 viene riposta la salma della M. Annunciata. Vi rimane fino al 1991, anno della Beatificazione quando si è fatta la ricognizione
della salma e si è riposta nell'urna. La scultura dell'urna è di Federico Severino.
Sul fronte rappresenta il momento della morte della Madre Annunciata tra le suore che la depongono sul letto. Sul lato destro dell'urna è scolpita la preghiera della
Madre davanti alla statua dell'Addolorata presso la quale passava molte ore in preghiera.
Sul lato sinistro due suore che portano i simboli di Santa Dorotea fiori
e frutti.
Dorotea, nel terzo secolo in Cappadocia, fu martire durante
la persecuzione di Diocleziano, durante la prigionia sostenne la fede di altre
due ragazze e prima della sua esecuzione giunse un angelo al patibolo con fiori e frutti che lei inviò a Teofilo un giovane
avvocato che l'aveva derisa, che vedendo i segni del cielo, promessi da
Dorotea, si convertì alla fede in Gesù Cristo Signore.
Dorotea è l'ispiratrice del carisma delle Suore Dorotee "Essere
amorosa guida " di coloro che affascinati dal Signore Gesù desiderano
seguirlo vivendo un'autentica vita cristiana.
La
Beata Annunciata ha vissuto questo dono straordinariamente nell'ordinarietà
della vita. Dal 21 aprile 1991 la chiesa dichiarandola Beata la pone
davanti a noi come "lampada che illumina”.
L'anticappella
L'anticappella rimane un luogo sacro per la presenza del reliquiario
e nel 2010 il Maestro Gaigher ha progettato questo spazio arricchendolo con
alcuni inserimenti in vetro con temi simbolici legati al carisma della Beata Annunciata.
Si accede a questo spazio, che custodisce alcune Reliquie di
Madre Annunciata, da una porta di legno e vetro la cui forma richiama
l'atteggiamento delle mani in preghiera.
Il seme alla base del vetro del Reliquiario si prolunga nei
germogli che si fanno strada tra le pietre del muro, ad indicare una potenza di vita che si estende e
continua in ciascuno che qui sosta in preghiera. In questo medesimo
spazio trovano collocazione anche tre formelle in altorilievo di F. Severino,
del 1991, che fanno conoscere la storia della Beata Annunciata: il suo arrivo a Cemmo dopo il viaggio
da Milano, la sua presenza data alle donne e ragazze, il gesto del pane sul
muricciolo.
Il selciato, inserito nel marmo di Botticino, è stato rinvenuto durante i lavori. Lo si è lasciato in luce perché era la strada del tempo di Madre Annunciata. Oggi questo piccolo angolo di selciato che contorna il Reliquiario, ci ricorda la possibilità di essere santi anche camminando su una strada difficile.
Le tre formelle di Federico Severino rappresentano i momenti
salienti della vita della Beata Annunciata.La formella centrale rappresenta Annunciata con le suore e
le ragazze.
La prima a sinistra: L'arrivo in carrozza a Cemmo nel 1831. Annunciata aveva lasciato Milano.
La squisita carità di Annunciata le fa lasciare su un
muretto ogni giorno un pane. Il povero che passa non deve neppure domandare.
Le suore dorotee e i laici che si ispirano alla sua
spiritualità sono vicino alle persone in modo semplice, gli altri non devono neppure domandare si
è già presenti.
Una seconda porta di vetro immette nella Cappella; raffigura
il fuoco -simbolo e motto del nostro Carisma: "Sono venuto a portare il
fuoco sulla terra".
Ci invita ad attraversarla per entrare ad adorare il Signore
Gesùnell'Eucaristia e a venerare la Beata Annunciata, le cui spoglie sono custodite
nell'urna sotto l'altare.
Il calore del fuoco della santità raffigurato nella porta -
indica la necessità di entrare nel fuoco per essere "raffinati nella mente
e nel cuore" (salmo 26,2) e venire infiammati come il Signore Gesù, che
"desiderava che il fuoco fosse già acceso" (Lc. 12,49).
Anche la Beata
Annunciata ha raffinato il cuore e la mente con le prove
della vita e ha desiderato che il fuoco si accendesse in lei, attorno a lei e
dopo di lei.
L'anticappella appare dunque come
un'antifona, il cui messaggio anticipa il contenuto di un salmo.Ci lasciamo attirare dal grande fuoco
dell'Eucaristia, di cui la
Beata Annunciata
si è nutrita, che ha voluto presente nella sua casa e per la quale ha fatto costruire questa Cappella, nella quale tutte le Suore di Cemmo hanno imparato a pregare, per uscirne
"missionarie".