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ANNUNCIATA A PESCARZO

CHIUSURA DELL’ANNO CELEBRATIVO DEL 25° DI BEATIFICAZIONE DI MADRE ANNUNCIATA 8 – 9 ottobre 2016 Il 9 ottobre 1842 ritornava a Cemmo, dopo un breve noviziato tra le Suore Maestre di santa Dorotea, Madre Annunciata Cocchetti. Con lei c’erano altre due suore. Era l’inizio dell’Istituto delle Suore Dorotee di Cemmo. Il 9 ottobre 2016 è stato scelto come giorno in cui concludere l’anno celebrativo della beatificazione di Madre Annunciata. La festa è incominciata nel pomeriggio di sabato 8 ottobre. Per questa occasione Pescarzo, un paese vicino a Cemmo che tante volte aveva visto la Madre aggirarsi per le sue vie, si è parato a festa per onorare il passaggio delle reliquie della Beata. Una processione silenziosa e raccolta si è snodata per le strade pregando e cantando. Nemmeno la minaccia della pioggia ha potuto fermare questa gente dal manifestare la sua devozione. La processione è terminata con la celebrazione dell’Eucarestia nella chiesa parrocchiale, ornata di tanti fiori stupendi, a sottolineare la bellezza della santità. Domenica 9 ottobre, nel pomeriggio, è stata benedetta l’icona della Beata, scritta da Rita Bolpagni.  

ICONA DELLA BEATA ANNUNCIATA

  A chiusura delle celebrazioni per il 25° di beatificazione della Beata Annunciata Cocchetti è stata presentata l’icona che la rappresenta, scritta da Rita Bolpagni L’icona è un ringraziamento a Dio che mi ha permesso di incontrare la Beata Cocchetti attraverso le sue suore. Ci sono due punti di vista per guardare questa icona: il punto di vista di Dio e il punto di vista dell’uomo. La partenza è dal punto di vista di Dio. Nella lunetta superiore è rappresentata la Trinità. L’Amore che circola nella Trinità, per sua natura e potenza, non si chiude in sé ma si allarga, si espande e colma, trasformando, ciò che ha generato portandolo alla sua luce originale. La luce è la dimensione fondante dell’icona: “Io sono la Luce” dice Gesù. Durante l’esecuzione (l’icona si dice che viene scritta, non dipinta, perché orienta a leggere la Parola, la Presenza di Gesù) l’iconografo per prima cosa stende il colore più scuro che rimanda all’immagine dell’uomo contaminata dal peccato e bisognosa di luce. Per ultimo, sempre rispettando la scala dei colori dal più scuro al più chiaro, stende il colore bianco a sottolineare come Cristo, accolto dall’uomo, lo trasfigura, portandolo dal buio alla luce, dalla morte